L’INSEGNAMENTO DI PIETRO

SOVRANA CERTEZZA

MARINA CORRADI
« M i sostiene e mi illumina la cer­tezza che la Chiesa è di Cristo, che non le farà mai mancare la sua guida e la sua cura». La prima parola di Bene­detto XVI ieri mattina in Udienza, proprio la prima cosa detta alla folla, grande, che lo aspettava, è stata questa: il ricordare che la Chiesa è di Cristo, e che dunque anche nelle circostanze più avverse Cristo non la abbandona. E noi, semplici fedeli stor­diti, lunedì, dalla notizia, noi interior­mente turbati da un inimmaginabile con­gedo, abbiamo riconosciuto in quella pri­ma parola la volontà paterna di dire, a quelli come noi, di non aver paura.

In questi due giorni abbiamo sentito di tutto, sul gesto di Benedetto XVI, lodi e plausi, e contestazioni, ed evocazioni di oscuri retroscena. Abbiamo letto di de­sacralizzazione del Papato, di fonda­menta che vacillano, e sentito dotta­mente discorrere della Chiesa come di una grande multinazionale, o una Ong – certo, dal ‘brand’ spiritualmente eleva­to. E ci occorreva davvero che proprio Benedetto XVI, il maestro che abbiamo amato e continueremo a amare, ci ricor­dasse, ci confermasse in questa sempli­ce antica certezza: la Chiesa è di Cristo, che non l’abbandona.

La Chiesa è di Cristo, è il suo corpo, e non è mai riducibile solo agli uomini, strut­ture, gerarchie che la compongono, con i loro peccati, i loro umani sforzi, le loro disunioni e persino il loro cercare un ‘pubblico’. Colpe ed errori che pure, è tornato a ricordarci nell’omelia delle Ce­neri il Papa, ne possono «deturpare» il volto. Questo aspetto non visibile, non sperimentabile con le nostre consuete misure, è tanto fondante quanto non compreso nemmeno dai più fini intel­lettuali, che parlano di Chiesa come di un fatto solo storico, sociologico, umano. E spesso anche fra noi, credenti, questa memoria ontologica facilmente sbiadi­sce; allora in giorni come questi ci smar­riamo: e adesso? È a questo sommesso tremare dei sem­plici che il Papa ieri ha teso la mano con una frase per nulla debole, e anzi colma di certezza sovrana: la Chiesa è di Cristo, che non l’abbandona.

Poi, nell’Udienza il Papa ha affrontato il Vangelo delle tentazioni di Gesù nel de­serto, riassumendole in poche parole: ‘la’ tentazione eterna, ha detto, è quella di u­sare Dio per noi stessi. Ecco, in quelle so­le righe dell’evangelista Luca si sente già il respiro di un altro, radicale, desiderio, di uno sguardo altro dalla logica degli uo­mini, inesorabilmente sedotti del pote­re. Di modo che chi si imbarca sul gran­de millenario naviglio di Pietro, se tiene viva la fede, si trova, ha detto il Papa, a fa­re scelte scomode o perfino, secondo il mondo, stolte; ad amare i deboli, e la vi­ta dell’uomo fin dal suo più debole invi­sibile inizio. Ad amare per sempre, e a ge­nerare figli, quando il mondo attorno ri­pete che la vita è cosa da prendere e usa­re, come e finché si vuole. Quell’altro sguardo, quell’altro respiro s’è visto bene ancora ieri sera, in San Pietro gremita di uomini e donne stretti attorno a Benedetto nel giorno delle Ceneri – in quel gesto così umile e conscio del nostro essere, solamente, creature. «Risuoni for­te in noi l’invito alla conversione, a ritor­nare a Dio con tutto il cuore, accogliendo la sua grazia che ci fa uomini nuovi», è sta­to il filo teso nelle parole del Papa. Di nuo­vo, parole affatto stanche, anzi straordi­nariamente audaci in tempi di pensiero debole, di rassegnati orizzonti. Tornare a Dio, è l’imperativo di quest’uomo il cui cuore sembra tutto fuorché piegato, o vec­chio.

Quaerere Deum, è la parola che ci la­scia un grande Papa in un Anno della Fe­de indetto perché ciò che è vero torni a es­sere concreto, e vivo fra noi. Perché la Chie­sa è di Cristo, e tutto il suo essere tenda a Cristo – Colui che ricapitolerà in sé tutte le cose, quelle della terra e quelle del cie­lo. E il grande applauso a Benedetto XVI ieri sera in San Pietro testimonia la fede e la forza del popolo cristiano. Peccatori, certo; gente però che sa da dove viene, e verso Chi va.

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