«A quegli studenti chiedo solo la libertà di appassionarsi»

21/09/2012 – Domenica 23 settembre al Family Happening, Maria Sorpresa parlerà del centro di aiuto allo studio che ha aperto sei anni fa con l’aiuto di un’amica. E di ciò che le permette di continuare: «Vedere i ragazzi contenti»

Ho sempre avuto un grande desiderio nel cuore: avere una vita interessante. Una volta l’ho chiesto alla Madonna in un santuario tornando da una vacanza. Tempo dopo, un’amica insegnante mi chiese se ero disposta a collaborare per portare a Verona un’esperienza di aiuto allo studio nata a Milano che si chiama Portofranco. Conoscevo già quell’associazione e ho detto sì perché ho pensato che fosse quel regalo che chiedevo. Io non avevo esperienze specifiche di aiuto allo studio e non ho neppure una cattedra di ruolo, però ho passione per l’insegnamento e attenzione per i ragazzi, e l’amicizia con queste persone è quello che mi sostiene. Student Point è nato così, assieme alla carissima Pierina che era già in pensione, ma non aveva perso la passione per il suo lavoro.
Student Point aiuta i ragazzi delle superiori ad avere gusto per lo studio. Siamo un gruppo di insegnanti, universitari e professionisti in altri campi. Offriamo un luogo per lo studio, ripetizioni singole o a piccoli gruppi e organizziamo corsi per imparare a scrivere meglio. La caratteristica fondamentale è la gratuità. Non pagano gli studenti e non vengono retribuiti gli insegnanti. Perché la gratuità? Perché un universitario che fa fatica a mantenersi dà ripetizioni gratuite? Perché un docente impiega il suo tempo così, con i crescenti impegni a scuola in un periodo in cui tutti si lamentano? Perché noi per primi riconosciamo di avere ricevuto una grande grazia e di poter dare tanto con la nostra professione oggi così criticata. Una volta un collega mi disse: «Di sicuro c’è uno scopo dietro Student Point, religioso, politico, economico, ma qualcosa dev’esserci». Gli ho risposto: «Mi muove soltanto vedere i ragazzi contenti». Uno studente che ritrova passione per la realtà che occupa la gran parte del suo tempo, cioè lo studio, recupera anche interesse per la sua stessa vita.

La gratuità abitua noi insegnanti a non essere legati a nulla, né alle immagini o ai progetti che abbiamo in mente e neppure all’esito scolastico, anche se frequentare il nostro centro favorisce moltissimo il rendimento. E poi la gratuità non è una cosa per i più bravi, è alla portata di tutti, la si può imparare.
Un gruppo di ragazzi si è offerto di partecipare alla Colletta Alimentare con Susanna, un’insegnante. Una ragazza straniera, non riuscendo a parlare bene l’italiano, ha preparato gli scatoloni e siccome mancavano volontari per il turno successivo si è fermata mezz’ora in più. Abbiamo scoperto un suo talento: è una grande lavoratrice.
Un’altra ragazza ci ha detto: «Se degli adulti sprecano il loro tempo per darci una mano, vuol dire che tengono a noi e che per loro si tratta di una cosa importante». È bello vedere tutti i ragazzi desiderosi di imparare. E questo mi commuove sempre e quando esco dal Point ho il cuore sempre pieno. La cosa interessante non è risolvere i problemi dei ragazzi o degli insegnanti, ma riconoscere che siamo fatti per qualcosa di grande. Questo porta al sacrificio, perché sembra di fare cose troppo grandi, cioè la domanda che portiamo è più grande di quello che siamo, ma ho sempre trovato qualcuno che mi ha aiutato.

All’inizio abbiamo chiesto aiuto a insegnanti e universitari amici. A un certo punto, con nostro stupore, è stato come un contagio. Elena era stata mia insegnante delle superiori e ha aiutato tanti ragazzini in una materia ostica come la matematica. Franca, docente di italiano con particolare esperienza in progetti per stranieri, era stata mia collega al Pindemonte e ci siamo reincontrate per caso il giorno del Banco Farmaceutico. Quando ha visto lo stanzone dove i ragazzi studiano è rimasta colpita dal clima. Ha detto: «Ma a chi è venuta questa genialata? Qui i ragazzi vengono accolti e seguiti da un insegnante, a uno a uno, studiano volentieri, si sentono a loro agio e non hanno paura di sbagliare, cosa impossibile a scuola». Si è così implicata da subito coinvolgendo altri suoi amici insegnanti. Tutti sono protagonisti, chi insegna e chi studia. Sono i professori ad abbellire lo stanzone e organizzare il pranzo insieme. È un’esperienza impegnativa e coinvolgente: la nostra libertà di fronte alla libertà dei ragazzi. Liberi dagli schemi scolastici, ciascuno mette in campo se stesso.
Student Point nasce da un’esperienza semplice: si cresce in un rapporto. La nostra attività si svolge stando di fronte al ragazzo con le sue difficoltà. La scelta è personale: sono loro a decidere liberamente di impegnarsi nell’avventura della conoscenza. Iscriversi, frequentarci, portare altri compagni, prendere appuntamento per essere aiutati da un insegnante, firmare il foglio presenza: semplici gesti per diventare responsabili del proprio studio.

In questi sei anni Student Point è diventata una realtà importante: siamo oltre 30 docenti e abbiamo seguito alcune centinaia di studenti. Molti genitori portano i loro figli già all’inizio dell’anno perché non sono in grado di aiutarli. Stiamo dando un grande contributo per contrastare il fenomeno della dispersione scolastica e per l’integrazione tra ragazzi di diverse etnie e culture. Molti studenti stranieri si sono affezionati a noi perché gli chiediamo soltanto la libertà di appassionarsi. Spesso si rivolgono a noi in situazioni di disagio, non sanno la lingua, a scuola nessuno si cura di loro: a volte gli basta avere un adulto con cui parlare. Parecchi ci hanno detto: «È un bell’ambiente, qui nessuno ti guarda male e si può parlare di tutto, dalle materie alla vita». Nulla viene lasciato fuori, ciascuno arriva con il proprio bagaglio di preoccupazioni, ma tutti vengono volentieri, c’è un clima di amicizia in cui ciascuno si sente accolto e aiutato, si sente libero, e questo non è opera nostra.
Anche le istituzioni si sono accorte di noi. In particolare il Comune di Verona ci ha dato la sede e ci ha sempre sostenuto e di questo ringraziamo l’assessore Alberto Benetti. La Circoscrizione Centro storico ci ha dato un riconoscimento come la Banca Popolare, ed è venuta a trovarci anche l’assessore regionale Donazzan. Per noi è importante che le istituzioni riconoscano il valore civico di un’opera gratuita. Grazie a tutti.

Annunci

I commenti sono chiusi.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: